Parco Progetti e la riforma

Il POM "Parco progetti", previsto a titolarità del Ministero del lavoro, ma attribuito alla responsabilità di pianificazione e attuazione delle Regioni e delle Province autonome, si è qualificato come una sperimentazione di procedure e modelli organizzativi, in linea con la nuova impostazione prevista dalla riforma dei Fondi strutturali, ma soprattutto con la nuova missione del Fondo sociale europeo, quale strumento delle strategie comunitarie per l'occupazione.


Con l'avvio della nuova fase di programmazione dei Fondi strutturali 2000-2006, come conseguenza di un'applicazione sempre più rigorosa del principio di sussidiarietà e di una nuova logica che prevede gli enti locali come interlocutori e soggetti principali, sia nella fase di programmazione sia in quella di gestione e valutazione, per le autonomie territoriali si è reso necessario:

  • confrontarsi con procedure e modelli organizzativi diversi rispetto al passato.
  • Acquisire una capacità di programmazione che tenga conto sia della strategia europea per l'occupazione che della strategia nazionale delle politiche attive del lavoro.
  • Intervenire, in veste di protagonisti, sia nella costruzione dei progetti a forte impatto occupazionale sia nella fase di gestione delle risorse comunitarie e nazionali.


"Parco progetti", in funzione delle sue caratteristiche, ha rappresentato un'esperienza pilota delle Regioni e delle Province, in vista della riforma dei Fondi strutturali. Il progetto si è pertanto identificato come uno strumento destinato a valorizzare le capacità degli enti territoriali come soggetti "pianificatori" dello sviluppo locale.
Non solo, la particolare complessità delle procedure richieste da "Parco progetti" ha costituito  un'occasione concreta per il potenziamento organizzativo e manageriale delle Regioni e, in generale, delle pubbliche amministrazioni, finalizzato a un più efficace raccordo tra le potenzialità progettuali, i soggetti della concertazione sociale e i fabbisogni.


Relativamente all'intreccio politiche formative/politiche di promozione d'impresa e di nuova occupazione, gli elementi innovativi del programma si possono  così sintetizzare:

  • introduzione nella programmazione regionale delle innovazioni della programmazione comunitaria e nazionale nel campo delle politiche del lavoro.
  • Necessità di ribaltare le logiche della programmazione, assegnando priorità agli obiettivi specifici di un'azione per poi individuare le modalità di convergenza finanziaria, piuttosto che programmare azioni rivolte a specifici destinatari.
  • Aspirazione a instaurare un sistema di solidarietà interregionale che si traduce nell'obiettivo di trasferire culture organizzative e progettuali al livello sia degli operatori pubblici regionali, sia dei soggetti gestori delle azioni, con particolare attenzione alle forme di partenariato interregionale nord-sud, finalizzate al trasferimento di "best practices" e di innovazione da aree forti in aree deboli del Paese.
  • Concertazione e partecipazione attiva delle parti sociali, come sancito dall'accordo per il lavoro del settembre 1996 e dal patto sociale per l'occupazione e lo sviluppo del dicembre 1998.
  • Partecipazione degli enti locali alla programmazione, assegnando priorità al collegamento degli interventi con gli accordi territoriali e con la "programmazione dal basso".

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